Lost in translation: L’amore tradotto – Tra pellicola e realtà

Eccomi qua con un nuovo articolo! Sono molto entusiasta perché vorrei fare un esperimento. Chi mi conosce bene, sa del mio amore viscerale verso il cinema. Non per niente uno dei miei interessi più grandi è proprio la sceneggiatura.

Così, è da qualche giorno che mi frulla per la testa un’idea. Mi piacerebbe provare ad inserire una rubrica che unisce due mie grandi passioni.

Viaggio e cinema. Quest’ultimo trovo che sia un catalizzatore di emozioni che si sposa alla perfezione con tutto ciò che gira intorno al viaggiare.

Le luci di Tokyo sono un’immagine suggestiva.

Non è proprio tramite i film, che ci siamo appassionati all’America da ragazzini? O che ci ha fatto venire la voglia matta di provare cose che non conoscevamo affatto prima?

Quindi, con questa rubrica vorrei mettere a confronto i fatti mostrati al cinema, con la realtà che poi ci ritroviamo davanti quando andiamo a visitare quei luoghi.

Ebbene, bando alle ciance, ecco il mio primo film selezionato: Lost in Translation. Non potevo che iniziare con la pellicola di Sofia Coppola che ritrae l’ambientazione del mio ultimo viaggio, Tokyo.

Devo ammettere che avrei dovuto fare un piccolo ripasso. Non ricordo esattamente l’ultima volta che ho visto il capolavoro della talentuosa regista, ma proviamo lo stesso.

Lo shock culturale di Tokyo in Lost in Translation.

Lost in Translation. Se ti sei perso questo cult movie, ecco il trailer in questo link.

Nel film vediamo la solitudine di due persone in una città caotica. Una giovanissima Scarlett Johansson, ma non sembra essere lei quella più alienata, bensì, la sua controparte Bill Murray. Quasi trascinato da una parte all’altra della città, vittima delle luci di Tokyo.

Ebbene, lo shock culturale è tangibile anche nella realtà. La città mostrata è qualche decennio più indietro a quella vista da me. Ma si possono percepire sensazioni simili. Una città illuminata a giorno di notte, e sempre in movimento.

I modi di fare e le usanze sono ben lontani da quelli a cui siamo abituati noi occidentali. Anche se devo dire che, vivere a Londra, ha reso il mondo moderno della capitale giapponese meno aggressivo. Se non mi fossi mai spostata dalla Sicilia, sono certa che, sarebbe stato come andare nel futuro.

I Karaoke caleidoscopici

Sì, i Karaoke sono un fatto serio. Ne avevo già parlato in un altro post dove parlo di 8 cose inperdibili da fare in Giappone.

Nel film vediamo i due protagonisti in una stanza privata a fare baldoria insieme a persone locali, mentre cantano a squarciagola al karaoke.

Anche se può sembrare un po’ estroso, in realtà non lo è affatto per la cultura giapponese. Infatti, si tratta di posti che chiunque può riservare, per passare una serata in allegria con gli amici.

Ovviamente, ci sono il karaoke di lusso, e quelli più alla portata di tutti. Ma in Giappone, sono ben lontani dal nostro modo di concepire questa pratica.

Nei Karaoke giapponesi puoi anche avere a disposizione dei costumi per rendere l’esperienza più divertente.

In generale ritengo che la Coppola abbia fatto un ottimo lavoro nella sua rappresentazione di Tokyo.

Anche se forse in certi momenti ha perso l’occasione di far uscire fuori la personalità positiva dei giapponesi, preferendo quella un po’ macchietta del mondo dello spettacolo. O i suoi contrasti tra vecchio e nuovo.

Ad ogni modo, la sua passione per la città è così forte, che a volte sembra la vera protagonista del film. I locali, i grattacieli altissimi, i ristorantini con uno stile che a noi sa tanto di tradizione, sono uno sfondo che richiama tutta la sua attenzione.

Una città travolgente che non può non emozionarti, sia che tu sia amante o no del genere. Ve lo dice una che preferisce mete naturalistiche alle grandi città. Di solito non rimango mai impressionata dalle città moderne, ma questa, ti fa girare la testa, e ti obbliga a guardarla.

E voi avete altri spunti che avete apprezzato in Lost in Translation, o avete trovato certe differenze con la realtà?

Se vi è piaciuto l’articolo e vi piacerebbe leggerne altri simili lascia un commento 😉

3 commenti

  1. Non hi visto il film, ma è molto interessante l’approccio che hai dato in questo articolo, vedere la differenza tra realtà e finzione è molto importante quando ci si sposta da un luogo all’altro!!:D

  2. Adoro questa analisi tra finzione cinematografica e realtà quotidiana! Sarebbe interessante leggerne di altri così. Ti suggerisco per il prossimo Vicky, Christina Barcellona visto che ci sei stata!!

    1. Author

      Ottimo spunto! Grazie mille 😀

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