Primo giorno del mio viaggio a Tokyo. Giorno 2 – il mio diario di bordo

Il mio primo vero giorno del mio viaggio a Tokyo inizia così: una voce che parla in giapponese mi sveglia come una doccia fredda mentre dormo avvolta nel futon della mia capsula.

Poco dopo viene seguita dalla sua traduzione in inglese. È la sveglia dell’hotel. Ci sta avvertendo che sono le nove e trenta e di affrettarci a fare il check-in/out entro le dieci.

Così, nel trambusto inizia la nostra vera prima giornata a Tokyo. Ancora assonnata vengo letteralmente trascinata dalle mie compagne di viaggio a fare colazione.

Affascinante contrasto dell’architettura giapponese in una costante contraddizione tra avanguardia e tradizione.

Troviamo un posto che avevamo adocchiato la sera prima, non molto distante. La cosa strana che notiamo subito, è il menu, che offriva caffè, frappè e colazione all’italiana cambiato con uno più tradizionale.

Non capisco il senso, ma troppo stordita dal fuso orario per farmi domande, ordiniamo subito ciò che ci appare più familiare. Un Ice Tea, che non è altro che il classico infuso, ma con ghiaccio.

E un gelato alla fragola, che sa del nostalgico fior di latte che ero solita a mangiare prima di andare a giocare, e al cioccolato, che sa più di nocciola che altro. Se qualcuno avesse qualche allergia, potrebbe rimanerci secco il primo giorno.

Cosa visitare il primo giorno del tuo viaggio a Tokyo…

Tokyo Tower alta 333 m. Torre Eiffel alta 300 m.

La giornata è splendida. Il sole alto nel cielo è lo stesso di un pomeriggio di estate. Passeggiamo per le vie di Tokyo armati di navigatore, per raggiungere la famosa Tokyo Tower (per chi non ne avesse mai sentito parlare, è una torre panoramica di telecomunicazioni, che ricorda molto la struttura della torre Eiffel. Costruita come simbolo del dopo guerra, è la seconda struttura più alta di Tokyo).

Lungo il percorso ci fermiamo all’incirca cento mila volte per fotografare qualsiasi edificio con una struttura vagamente tradizionale. Dopo esserci rese conto di posare davanti ad un cimitero, realizziamo che forse è meglio andare a passo più spedito.

Il sole sembra diventare sempre più caldo, finché non raggiungiamo il tempio buddista di Zōjō-ji, il cui cancello principale rappresenta l’edificio in legno più antico di Tokyo. Inoltre, il tempio è anche famoso per il suo giardino dei bambini non nati.

Edificio principale del tempio buddista di Zōjō-ji.

Passeggio assorta tra tutte queste bamboline tirando qualche scatto qua e là, e capisco che forse il gesto potrebbe essere un po’ irrispettoso. Mentre mi interrogo sulla natura delle bamboline di pietra con mia sorella, veniamo avvicinate da una signora di mezza età.

Capendo il nostro dubbio, cerca di spiegarci, con il suo inglese un po’ barcollante cosa effettivamente rappresentano. Queste statue in pietra vengono vestite con indumenti colorati dalle madri dei bambini che non sono mai nati, a causa di un aborto o perchè nati morti.

La nostra visita prosegue ma veniamo bloccate dal nostro primo intoppo. Uno dei parchi da visitare è chiuso al pubblico senza apparente ragione. Non c’è nessun cartello che dia informazioni al riguardo. Ma, noi non ci diamo per vinte e proseguiamo con il prossimo della lista.

L’imponente torii in legno che apre al viale alberato del santuario Meiji.

Il sole sta scendendo in fretta, nonostante sia ancora primo pomeriggio, quando arriviamo al Santuario Meiji. Immagino che, in pieno giorno, la sensazione percepita entrando in questo infinito viale alberato, sia completamente diversa. L’entrata è costituita da un enorme torii .

Gli alti alberi sono uno spettacolo gotico che si chiude in un abbraccio sopra le nostre teste. Cornacchie che risuonano come un eco. Lo scenario che ci si mostra davanti potrebbe essere tranquillamente un’ambientazione Hichcockiana. Un’immagine alimentata, probabilmente, dal fatto che è quasi buio.

Mentre camminiamo verso il tempio sentiamo un annuncio fatto tramite dei ripetitori. Ci sta informando che presto chiuderanno il parco. Ci affrettiamo e arriviamo finalmente dove si concentra la folla di persone.

Sentiero gotico verso il santuario di Meiji.

Siamo arrivate al complesso centrale del santuario, dedicato all’Imperatore che ne presta il nome, e la moglie. È pieno di turisti e studenti vestiti in camicia bianca e pantaloni neri.

Restiamo finché un membro della security non ci manda letteralmente via. Mentre facciamo il percorso all’inverso decidiamo cosa fare dopo. È troppo tardi per tornare al 9 hours e cambiarci, così prendiamo l’underground verso il centro di Tokyo.

Shibuya: tappa imprescintibile da visitare a Tokyo

L’incrocio di Shibuya è l’incrocio più affollato al mondo.

È buio fitto, anche se sono ancora le sette di sera, ma l’incrocio di Shibuya è più illuminato di mezzogiorno. Sembra di essere in un film futuristico, dove ci sono mega screen che parlano e si sovrastano l’un l’altro. L’incrocio è immerso di persone che aspettano che il semaforo scatti il verde, per passare da una parte all’altra come un fiume in piena.

Troviamo anche la statua dedicata ad Hachiko, il cane famoso per la sua fedeltà. Si deve aspettare la fila per poter fare la foto al fianco alla statua.

Finalmente, dopo il grande stupore e disorientamento, troviamo un piccolo ristorantino dove mangiare. Si deve ordinare all’entrata da un macchinario che ricorda tanto le macchinette degli snack. Porto poi lo scontrino ai cuochi che preparano i noodles al curry che ho scelto. Sono piccantissimi, ma caspita se sono buoni.

A pancia piena facciamo ritorno all’alloggio. Siamo stravolte ma felici. Domani un’altra intensa giornata del nostro viaggio a Tokyo ci attende.

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