In partenza per Miyakojima. Giorno 5 – Il mio diario di bordo

Siamo al quarto giorno ed è ora di lasciare la città. Mi stavo affezionando molto alle luci frenetiche di Tokyo. Purtroppo, però, dobbiamo riassettare tutto, e metterci in partenza per Miyakojima.

E noi, quali grandi esperte di viaggi, abbiamo avuto la brillante idea di prendere solo i mezzi pubblici fino ad arrivare all’aeroporto. Niente di male, per carità. Let’s save the planet! Oltretutto, il risparmio tra mezzi pubblici e taxi, è abissale.

Eppure, sorge un problema. Io e il mio piccolo stormo, abbiamo progettato una vacanza molto dinamica. Piena di spostamenti e di alloggi spiccioli. Perché, beh, noi siamo giovani e ce lo possiamo permettere. Tutto molto bello e anche vero, se non fosse per un micro, macro, ENORME problema.

Aspettando che il fiume di persone diventi più accessibile.

Le valige. Ebbene sì. Il disagio appena percepito i primi giorni da una valigia alquanto ingombrante, si è riproposto all’ennesima potenza. Ma noi siamo ragazze! Dall’altra parte del mondo! Non si può mai sapere cosa potrebbe capitare! Meglio portarsi l’intera casa in valigia dietro. Sensato, no?

E così, dopo una modesta camminata, con questo nostro grande fardello, che neanche Frodo Baggins si offrirebbe volontario a portare, arriviamo all’entrata della metropolitana. Da ora in poi il viaggio dovrebbe procedere liscio. E invece no.

È mai possibile che, la patria della tecnologia per eccellenza, non disponga di ascensori nella sua più importante piattaforma di trasporti pubblici?

Ovviamente no, ma noi siamo un po’ limitate, e riusciamo a trovarne uno dopo circa venti minuti. A nostra discolpa, non si capisce perché l’ascensore più vicino sia lontano mezzo miglio dall’entrata senza neanche un’indicazione.

Tra una pausa e l’altra ci concediamo un piccolo souvenir. Pare che qui sia pieno di quelle macchinette a monete della nostra infanzia.

Nonostante questo intoppo, noi non desistiamo. Non cediamo alla tentazione di una comoda auto che ci porti fino a destinazione. I cambi da affrontare sono ben tre. La marea umana di impiegati di ufficio ci travolge letteralmente creandoci seri problemi nel proseguire.

È l’ora di punta e i mezzi sono sovraffollati. Abbiamo sbagliato ampiamente a puntare la partenza per Miyako a quest’ora. Ci becchiamo diversi insulti e occhiatacce da parte di colletti bianchi giapponesi. Le maschere di cordialità e gentilezza, quasi esagerate, mostrate durante la nostra permanenza a Tokyo vengono abbandonate.

In una reale situazione di bisogno (di solito una di noi a caso incastrata con la valigia tra le scale o i binari) nessuno presta aiuto. Vieni scansato come un appestato o ignorato palesemente.

Il confronto con Londra stavolta viene spontaneo. Durante il nostro viaggio in Underground venivamo soccorse anche quando non ne avevamo davvero bisogno.

In taxi appena arrivate stanche a Miyakojima.

Nonostante le varie difficoltà prendiamo il volo e, seppur in ritardo, arriviamo a Miyako. Stavolta ci facciamo portare verso il nostro alloggio con il taxi. Siamo troppo stanche per affrontare un’altra odissea alla ricerca di mezzi pubblici.

Ad accoglierci all’alloggio c’è un ragazzo con un ampio sorriso che si offre di portare le nostre valigie fino alla camera. Lo adoriamo già per questo. Tuttavia, ci comunica che i trasporti saranno un gran bel problema.

L’autobus che porta in città passa solo tre volte al giorno. L’opzione migliore resta il taxi. I prezzi sono alti ma abbastanza abbordabili se divisi in quattro.

Gustando una crepes al gelato tipiche della località marittima.

Decidiamo di mollare tutto e fare un salto in centro, giusto per comprare qualcosa di prima necessità, e per fare una prima esplorazione.

Arrivati in città non capiamo bene nemmeno che siamo al centro. Il design dell’edilizia abbandona lo stile futuristico di Tokyo senza passare ad uno più tradizionale. Le case sono realizzate nel tipico stile anni ’70, un periodo in cui l’edilizia non brillava per grandi capolavori.

Non ci facciamo impressionare da questo freddo impatto dell’isola. Siamo frustrate per le difficoltà durante il viaggio. Sappiamo perfettamente che l’isola è famosa per i suoi paesaggi mozzafiato. Da domani inizia la vera e propria esplorazione. Non vedo l’ora!

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