Arrivo disturbante a Kyoto. Giorno 10 – Il mio diario

Oggi è il giorno del nostro arrivo a Kyoto ed è il momento di dire addio a Miyako. L’isola ci ha lasciato delle immagini e dei momenti che difficilmente dimenticheremo.

Nonostante la costrizione in camera per un’intera giornata, sento che abbiamo vissuto intensamente questi pochi giorni sull’isola.

Anche il nostro affezionato oste, con il suo immancabile sorriso ogni mattina, mi mancherà senz’altro. Prima di dividere i nostri sentieri definitivamente, è d’obbligo scattare una foto ricordo tutti insieme.

Foto di addio prima della partenza per Kyoto.

Arriviamo in aeroporto e senza alcun intoppo arriviamo spediti alla vecchia capitale Kyoto. Ho dormito come un sasso per tutto il tragitto, senza nemmeno rendermi conto del tempo trascorso.

Arrivo rocambolesco a Kyoto…

Da quando mettiamo piede a Kyoto notiamo subito che, sorprendentemente, quelli che parlano inglese sono ancora meno dei posti precedentemente visitati.

Nonostante ciò, riusciamo a trovare senza problemi un taxi. Le quote di trasporto sembrano più alte e lo scorrere del tassametro porta un certo grado di ansia.

Man mano che ci avviciniamo all’area in cui andremo ad alloggiare, le strade sembrano più isolate e buie. Giunti a destinazione, anche il tassista sembra incerto, e ci guarda come se non fosse una buona idea proseguire.

Per le strade di Kyoto.

La strada non ha luci e non è nemmeno asfaltata. Il nostro autista non potendo proseguire oltre, ci lascia con le nostre valigie, e con un po’ di angoscia proseguiamo a piedi.

Arriviamo all’indirizzo segnato. La casa non è per niente rassicurante da fuori. Decidiamo con titubanza di entrare lo stesso, perché, come si dice, l’abito non fa il monaco.

Ad accoglierci, un’anziana signora che non ispira un granché di fiducia. Le possibilità di finire come un personaggio di celebri film horror giapponesi sono molte alte.

La casa molto vecchia enfatizza l’atmosfera di disagio. Oggetti di ogni tipo sono accumulati su ogni superficie. Le stanze sono una al piano terra, e una al piano superiore.

Una stanza non molto accogliente…

Mentre io e la mia compagnia di camera saliamo per dare un’occhiata, notiamo che, una delle altre stanze, senza nemmeno una vera porta da fare da separé, è occupata da due persone di mezza età.

Dopo aver constatato che anche la seconda camera è in uno stato fatiscente, decido di perlustrare in giro. Il resto della casa è un susseguirsi di cunicoli con stanze da letto vuote e un forte odore di muffa.

Il bagno, infine, mi dà quell’input di scendere di corsa dal resto del mio piccolo stormo per esortarle alla fuga. Non se lo fanno ripetere una volta in più che, nell’arco di pochi minuti, tramite il sito Booking, troviamo un altro appartamento dove poterci rifugiare.

Altro dettaglio di una camera completamente diversa da quella esposta dal sito.

Fuggiamo letteralmente tra le urla della signora più inquietante che abbia mai visto, che ha cercato di farci rimanere con ogni sorta di minaccia. Altra prova che abbiamo fatto la cosa giusta a darcela a gambe.

La situazione era diventata alquanto pesante, tanto che una delle mie compagne di viaggio ha avuto quasi un attacco di panico.

Tra una fuga e un imprevisto, finalmente, si cena…

Mentre trasciniamo le nostre valigie con una velocità mai avuta prima, una signora, che incontriamo alla fermata del bus, ci aiuta a chiamare un’auto che ci porta direttamente al nuovo indirizzo.

Giunti a destinazione, troviamo la reception chiusa. Sembra un incubo senza fine. Fortunatamente, troviamo un numero verde da chiamare che ci da istruzioni per entrare.

In pratica ci sono delle cassette della posta con dentro le chiavi degli appartamenti. Chiunque potrebbe prenderle con molta facilità. Questo dimostra, ancora una volta, come in Giappone si è così rispettosi delle regole da poter permettersi una cosa del genere.

L’appartamento non è molto grande, ma è accogliente. È fornito di tutto il necessario, dalla cucina all’asciugatrice. Dopotutto, siamo soddisfatte del nostro cambio.

Dopo un’avventura senza fine a Kyoto, finalmente possiamo sederci a gustare dei tradizionali Udon della città.

Siamo stremate dalla fuga rocambolesca, ma abbiamo bisogno di buttare qualcosa giù nello stomaco. Non troppo distanti dall’appartamento, troviamo un carinissimo ristorante tradizionale con piastra sui tavolini.

L’arrivo a Kyoto è stato molto avventuroso. Nonostante tutto, chiudiamo la serata con dei buonissimi Udon, spero solo di riuscire a dormire serena stanotte, e che la giornata di domani sia meno movimentata.

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