Avventure in Giappone. Giorno 4 – Il mio diario di bordo

Sognando le avventure in Giappone che ci attendono, la sveglia del 9 hour risuona come un tuono nell’aria. Se stiamo ascoltando la voce della receptionist che ci sollecita a fare il check out dagli altoparlanti, significa che, non abbiamo sentito la nostra di un’ora prima. Tradotto, abbiamo perso il treno per andare a vedere la foresta Aokigahara e il monte Fuji.

Un errore fatale perché non possiamo nemmeno permetterci di prendere quello dopo, o si farebbe troppo tardi. Così si apre il nostro terzo giorno a Tokyo. Velocemente, riarrangiamo a colazione le visite di oggi per non sprecare l’ultimo giorno a Tokyo.

Dopo varie discussioni (per lo più su chi fosse la colpa da attribuire per il ritardo della sveglia) e una animata votazione, optiamo per la visita del Palazzo Imperiale. Ossia la residenza ufficiale dell’Imperatore del Giappone.

Vista dal giardino del Palazzo Imperiale.

La visita prende una piega inaspettata e piacevole. Abbiamo l’opportunità di vedere una parte di Tokyo un po’ diversa. Più sobria ed elegante.

Dal palazzo Imperiale, saliamo in una sorta di collina che ci da la possibilità di ammirare la città dall’alto e nella sua interezza. Lo skyline è sempre da capogiro, ma ha un’aria più sofisticata che ricorda la città di New York, per quanto riguarda le nuance.

Tuttavia, la visita non dura molto, perché, a quanto pare, il palazzo in sé è chiuso al pubblico, e si può visitare soltanto il giardino.

Mentre andiamo verso il centro, ad Akihabara, per concederci un po’ di shopping folle prima di lasciare la città, decidiamo di fare un salto ad uno dei tanti Maid presenti a Tokyo.

La sfavillante Akihabara è coloratissima a qualsiasi ora del giorno.

Ho cercato di far abbandonare l’idea alle mie compagne di stormo, ma purtroppo ho perso. Sono alla ricerca di piccole avventure in Giappone, così, le accontento. A dire la verità, non sono una fan di questi tradizionali Café giapponesi. Anzi, direi che sono proprio contro.

(Quando esce l’argomento affermo i miei principi da femminista. Non una nazi femminista, che crede che la donna sia un essere superiore. Semplicemente credo che siamo nati tutti allo stesso modo e quindi un uomo può, e deve, permettersi di piangere se ha il cuore spezzato, e una donna può, e deve, guadagnare più dei suoi colleghi maschi se il suo lavoro è superiore.)

Come è lecito pensare l’oggettificazione della persona è una cosa che mi da parecchio fastidio. Nel Maid Cafè è proprio ciò che accade. Magari, molti amanti della cultura giapponese mi vorrebbero linciare per questo pensiero.

Menu di un tipico Cafè Maid facile da scovare nelle vie principali del centro.

Purtroppo, però, non trovo questi posti troppo diversi dagli strip club. Questi ultimi sono sicuramente peggiori, ma anche qui si assiste ad una persona usata come oggetto di intrattenimento.

Si tratta di posti in cui le Maid, vestite con divise da cameriere in stile vittoriano, fanno piccoli teatrini con cui intrattengono i clienti, e accogliendoli con un «Ben rientrato a casa, onorato padrone!». Wikipedia conferma.

La sensazione che ho avuto entrando, è stata quella di voler scappare da lì il prima possibile. In realtà, anche le mie compagne di viaggio hanno provato la stessa cosa, nonostante, avessero fatto di tutto poco prima per convincermi ad entrare.

A chi rende felice essere trattato come un padrone e trattare gli altri come sottomessi, ha trovato il posto giusto dove prendersi un caffè. Per le donne esiste anche la variante maschile dove i camerieri vengono chiamati butler. Io ho trovato l’esperienza disturbante, ed estremamente costosa. Da non ripetersi.

Esplorando Tokyo tra le sue vie più luminose…

Dopo questa particolare esperienza, ne approfittiamo per fare tutte quelle cose, famose e tradizionali, che non eravamo ancora riuscite a fare. Siamo pronte per nuove avventure in Giappone.

La lussuosa Ginza da visitare preferibilmente con il portafoglio pieno.

Così, corriamo a Ginza, area commerciale di lusso. Appreso che la zona è totalmente fuori dalla portata dei nostri portafogli, facciamo ritorno ad Akasaka.

È ora di cena. Un ristorantino giapponese, non troppo distante dal nostro alloggio, sembra avere un aspetto molto invitante. Ricorda uno dei tanti ai quali siamo abituati, guardando i più famosi catoni animati della nostra infanzia.

Sono un po’ terrorizzata da quello che mi potrebbe capitare, non essendo scritti gli ingredienti nella usuale macchinetta per ordinare. Così, vado sul sicuro e prendo un ramen classico.

Uno dei tipici ristorantini facili da trovare. Mangi bene e paghi poco.

I posti sono al banco, dove si trovano bacchette e acqua per ogni posto. La cena supera le nostre aspettative. Il posto si rivela essere molto economico e delizioso.

Decidiamo di finire in bellezza la serata al karaoke, molto popolare e tradizionale qui. Sfortunatamente, l’unico che troviamo a portata di mano è un luxury karaoke.

Paghiamo 600 yen per solo mezz’ora con l’obbligo di acquisto di una bevanda. Alla fine senza nemmeno accorgercene abbiamo speso 8000 yen. Alla fine, non ce ne curiamo troppo, perché è la nostra ultima serata a Tokyo.

Domani si parte per le splendide spiagge di Miyakojima. Non vedo l’ora di vivere nuove splendide avventure in Giappone.

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